Helen Seal, 53 anni, si è trasferita 18 anni fa a Gairo, insieme alla sua famiglia. Adesso è un insegnante madrelingua di lettura inglese al liceo linguistico di Isili. Oltre al suo lavoro, partecipa attivamente alla vita del paese ogliastrino: organizza eventi, mostre e varie attività. Soprattutto per questo, ma non solo, è ben voluta da tutto il paese.

Conosciamola meglio.

 

Quando sei venuta per la prima volta in Sardegna?

Sono venuta in Sardegna per la prima volta nel 89, per via del mio ragazzo di allora, Roberto, che poi nel 91 è diventato mio marito. Ci siamo conosciuti in Svizzera, io frequentavo lì l’università. Dopo aver terminato i miei studi ci siamo trasferiti insieme in Inghilterra per 18 anni. Nel 94 e nel 98 abbiamo avuto le nostre bellissime figlie, Francesca e Rhianna. Per tantissimi motivi poi, nel 2004, ci siamo trasferiti a Gairo dove viviamo da quel momento.

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a lasciare l’Inghilterra?

Il motivo principale è che la vita che conducevamo in Inghilterra era molto dura. Io lavoravo dal lunedì al venerdì come manager di catering, mentre mio marito lavorava nei week end in un albergo. I nostri orari non coincidevano e non ci permettevano di poter passare molto tempo insieme, rendendo il tutto difficile anche per le nostre figlie. Quindi nel 2004, ho deciso di preparare le valigie e trasferirmi qui. Volevo trovare la tranquillità che non avevo, lontana dal caos dell’Inghilterra.

Ti trovi bene a Gairo? Quali sono gli aspetti che ti piacciono di più?

Gairo mi piace tantissimo: mi ha donato la tranquillità che tanto desideravo. Inoltre qui, sono vicina sia al mare che alla montagna. Entrambi posti che amo tantissimo. Gli aspetti che mi piacciono di più di Gairo ma in generale della Sardegna è l’attaccamento dei cittadini verso la propria cultura e le proprie tradizioni. La cultura è totalmente differente da quella inglese, soprattutto per quanto riguarda il modo di pensare e come far crescere i bambini. Un altro aspetto che amo particolarmente è l’attaccamento verso la famiglia: non solo con il nucleo familiare ma anche con zii, nonni e parenti. Mi piace tantissimo, e sono molto attaccata, pure a Gairo vecchio: ogni volta che vado sento emozioni fortissime. Nonostante non sia la mia storia, grazie alle foto, a Vincenzo il fratello di mio marito, è come se lo fosse anche solo un po’.

Inizialmente hai avuto delle difficoltà? Quali sono state?

Sin da subito, il problema più grande che ho dovuto affrontare è stata la differenza linguistica. Quando sono venuta qui non sapevo bene l’italiano e tutto è stato reso più difficile dal dialetto. Infatti come ogni paese sardo, le persone, soprattutto le più anziane, si rapportano attraverso il dialetto. Il primo anno ho avuto difficoltà a comunicare con gli altri perché avevo paura di sbagliare e di non essere capita. Non tutte le persone conoscono l’inglese e quindi questo mi frenava tantissimo. Quando le mie figlie sono andate a scuola, ho iniziato a parlare e stringere amicizia con le madri degli altri bambini e a conoscere sempre più persone. Lo scoglio della lingua, che mi sembrava insormontabile, è stato superato. Ho iniziato a conoscere sempre più persone e a sentirmi parte della comunità quando mia figlia, Rhianna, è diventata un membro del gruppo folk del paese: questo mi ha permesso di conoscere meglio la Sardegna grazie alle trasferte e a stringere dei rapporti di amicizia con le altre mamme.

Tra i tanti hobby, so che la fotografia è il tuo preferito. Quando è nata questa tua passione? 

La mia passione per la fotografia è nata sin da quando ero piccola, mi è stata trasmessa dai miei genitori. Quando mi sono trasferita a Gairo, ho conosciuto Vincenzo, il fratello di mio marito, che coltivava la mia stessa passione. Ha lasciato un archivio inestimabile, ovvero una raccolta di foto da quando le persone vivevano ancora a Gairo vecchio. Quando è scomparso, 11 anni fa, mi sono sentita in dovere di continuare il suo lavoro. Ho comprato la mia prima camera professionale e ho coltivato sempre di più la mia passione. Volevo che niente andasse perduto e che la storia di Gairo continuasse ad essere fotografata per le persone che verranno dopo, come lui avrebbe voluto. Infatti moltissime mie fotografie si concentrano sulle feste paesane, per racchiudere in semplici scatti tutto l’amore che i gairesi hanno verso le loro credenze, la religione e le tradizioni. Iniziai l’archivio nel 2010.

Qual è il luogo che ami fotografare di più a Gairo, anche a distanza di anni? 

Il posto che amo fotografare più di qualsiasi altro posto è Perd’e Liana. Infatti è stata la prima cosa che ho fatto quando è finito il lockdown a maggio. Perd’e Liana è il mio posto preferito nel mondo. Mi dà pace e tranquillità. Probabilmente l’amore per questo posto è nato sin dal primo momento che l’ho visto, da lontano, prima di raggiungerlo con la macchina. Poi probabilmente l’associo ad un ricordo felice. Era la prima volta che andavamo a Perd’e Liana con la famiglia, Vincenzo e i miei genitori. Nel tragitto si era bucata una gomma e avevamo dovuto cambiarla. Tutti insieme.

Le prime foto che ho scattato a Gairo in assoluto sono proprio lì.

Sei un membro attivo della Proloco. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a farne parte?

Inizialmente avevo partecipato e organizzato insieme a loro delle mostre: una per le foto di Gairo vecchio di Vincenzo e l’altra per i costumi tradizionali del paese. Dopo mi hanno chiesto di diventare un membro e sono stata felicissima di accettare. I motivi della mia partecipazione principalmente sono stati due: volevo migliorare la padronanza della lingua e conoscere persone nuove.

 

PH Cristian Mascia

Ogni estate organizzi un Camp inglese per i bambini del paese. Ti va di parlarne?

Dal 2011, tramite l’associazione culturale A.C.L.E, organizzo un camp di lingua inglese chiamato City Camp, indirizzato ai bambini e ragazzi, del paese e non. Per me organizzarlo è molto importante e divertente. Questo camp dura una o due settimane, per l’intera giornata, e vengono tre tutor madrelingua inglese, da diverse parti del mondo. Per me, il City camp è un’ottima possibilità di crescita e di apprendimento della lingua inglese per i bambini, perché è un giusto mix di didattica e di divertimento. I bambini vengono divisi in tre classi, e ogni tutor diventa l’insegnante, affiancato dagli helper, che aiutano ad organizzare i giochi e servono anche da tramite nei casi in cui dovessero sorgere difficoltà di comprensione. La giornata è divisa in due parti: la mattina si svolge la lezione, mentre il pomeriggio vengono organizzate tantissime attività ricreative, individuali e di gruppo, tutte in inglese, dove i bambini si mettono in gioco. Dopo l’inglese lo imparano davvero!

Ti manca l’Inghilterra?

L’Inghilterra non mi manca in questo momento. Ci sono tantissimi aspetti che mi mancano della cultura inglese perché è il luogo in cui sono nata ma non mi manca la vita caotica che conducevo li. Mi piace tornarci una volta o due all’anno ma sono felice di vivere qui proprio per la tranquillità. Inoltre qui ho la possibilità di godermi i paesaggi, dal mare alla montagna, anche semplicemente andando a lavoro. Dell’Inghilterra ovviamente mi mancano tantissimo i miei genitori e i miei amici. I mie genitori amano la Sardegna quanto me, quindi vengono spesso a trovarci.

 

L’articolo Il mondo in Ogliastra. Dall’Inghilterra a Gairo, la storia di Helen Seal: “Cercavo una vita meno caotica per me e la mia famiglia” proviene da ogliastra.vistanet.it.


Fonte: Ogliastra News Morena Pani

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