“FÌGIU”, il brano di Manuela Mameli, cantante di Triei, e Ignazio Pepicelli Sanna, torna oggi in una nuova veste visiva con un videoclip intenso e profondamente evocativo, pubblicato in occasione del Venerdì Santo.

Una scelta simbolica, che accompagna perfettamente il significato del pezzo: un racconto che attraversa il dolore più profondo per aprirsi, con delicatezza, a una possibile idea di rinascita.

Al centro del brano, scritto in collaborazione con Ignazio Pepicelli Sanna, c’è il dolore assoluto di una madre che perde un figlio. Un’esperienza che supera le parole e si trasforma in un dialogo intimo, quasi sospeso, con qualcosa di più grande. Non si tratta di una preghiera tradizionale, ma di una tensione emotiva potente: quella di una madre che attraversa il vuoto, interroga il silenzio e si rivolge a Dio senza risposte certe, nel tentativo di dare un senso all’assenza. «Il progetto nasce dalla collaborazione con Ignazio Pepicelli Sanna, con cui condivido una profonda affinità espressiva. Ci siamo incontrati a Milano, lontani dalla nostra terra, ma proprio lì è nato un legame umano e creativo capace di riportarci entrambi alle nostre origini», racconta Manuela Mameli.

Il riferimento è universale e profondamente radicato nella cultura occidentale: l’immagine della madre che piange il figlio richiama inevitabilmente quella della Madonna. Ma in “FÌGIU” questo simbolo si amplia e si trasforma in qualcosa di contemporaneo, umano, vicino alla sensibilità del presente.

In un tempo storico segnato da conflitti e perdite, il brano si fa eco di un dolore collettivo, trasformando una storia individuale in una riflessione più ampia sulla fragilità e sulla resistenza umana.

Il videoclip, girato tra Petralonga e la spiaggia di Santa Maria Navarrese, rafforza ulteriormente questo racconto. Le immagini costruiscono un dialogo continuo tra pietra e mare, due elementi opposti ma complementari, che diventano metafora visiva del contrasto tra forza e vulnerabilità, tra ciò che resiste e ciò che travolge.

Nel cuore del brano resta una domanda aperta, ma anche un auspicio: che, anche nel dolore più profondo, possa esistere uno spazio — fragile ma necessario — per una possibile rinascita. Una resurrezione che riguarda non solo il singolo, ma l’intera collettività, oggi più che mai.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

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Una mattinata intensa e carica di emozioni quella vissuta oggi, sabato 28 marzo, a Lotzorai, dove l’Aula “Andrea Lusso” della Biblioteca Comunale ha accolto un pubblico numeroso e partecipe per la presentazione del libro “Il Paese del Vento” di Tonino Mosconi.

L’autore, fotografo di grande sensibilità e talento, ha saputo conquistare i presenti con un racconto profondo e coinvolgente, capace di intrecciare immagini e parole in modo autentico e potente. Il suo lavoro restituisce una Sardegna vera, fatta di volti, storie e radici, riuscendo a trasmettere emozioni sincere e a creare un forte legame con il pubblico.

L’iniziativa, promossa dal Club per l’UNESCO di Baunei-Ogliastra insieme ai Club di Isili e Cagliari, con il patrocinio del Comune di Lotzorai, si è rivelata un grande successo, confermando l’importanza di eventi culturali capaci di valorizzare l’identità del territorio.

Ad aprire l’incontro è stata la proiezione del cortometraggio “Blu/Oltremare” del regista ogliastrino Matteo Incollu, che ha preparato il pubblico a un viaggio suggestivo tra natura e interiorità.

Particolarmente apprezzata la capacità di Mosconi di raccontare la Sardegna con uno sguardo intimo e poetico: ogni immagine, ogni parola, ha suscitato emozioni forti, accompagnando i presenti in un percorso che attraversa memoria, identità e appartenenza.

Un incontro riuscito e partecipato, che ha lasciato il segno e confermato il valore della cultura come strumento di connessione e consapevolezza.

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Si è conclusa ieri sera nella piazza Don Luigi del Giudice di Bari Sardo la partecipata iniziativa “Estia. Nodi di comunità”, un’opera di arte pubblica partecipativa che per due giorni ha coinvolto cittadini di tutte le età nella costruzione di un simbolo condiviso di comunità. L’intervento artistico, realizzato il 13 e 14 marzo 2026, ha trasformato lo spazio pubblico in un luogo di incontro, creatività e collaborazione. L’opera nasce all’interno del progetto di arte pubblica “Tra il muro e il mare”, curato da Urban Center in collaborazione con il Comune di Bari Sardo e finanziato dalla Fondazione di Sardegna. Urban Center è una realtà conosciuta e apprezzata per i suoi interventi che mettono insieme arte e innovazione sociale, spesso attraverso processi partecipativi capaci di coinvolgere direttamente le comunità nei territori in cui opera.

“Estia. Nodi di comunità” prende il nome da Estia, la dea greca del focolare domestico, simbolo di unione e coesione tra i membri della comunità. Un riferimento che si traduce nell’azione collettiva proposta ai cittadini. Durante le due giornate gli abitanti di Bari Sardo sono stati invitati a partecipare attivamente alla realizzazione dell’opera intervenendo su uno speciale telaio installato nella piazza. Ognuno ha contribuito portando con sé piccoli pezzi di tessuto e un paio di forbici: strisce colorate, ritagli di stoffa e frammenti di storie personali che sono stati annodati insieme. Un gesto semplice che diventa metafora di legami e relazioni.

La struttura dell’opera è composta da diversi elementi realizzati da artigiani e artisti del territorio: la parte in ferro del telaio è stata realizzata da Mauro Sioni, mentre la parte in pietra è stata realizzata dall’artista Aldo Casti, originario di San Sperate, paese noto per la sua tradizione artistica.

Durante le due giornate abbiamo incontrato la responsabile del progetto Paola Corrias, presente a Bari Sardo insieme ai colleghi Simone Casini e Daniele Gregorini. È stata proprio Corrias a spiegare il senso dell’iniziativa: «L’idea è quella di creare un’opera che nasca davvero dalla comunità. Ogni nodo rappresenta una presenza, un gesto, un piccolo contributo personale che diventa parte di qualcosa di più grande».

Il lavoro sul telaio, ha aggiunto, non è solo un’attività creativa ma un modo per attivare relazioni: «Quando le persone si fermano qui a annodare, iniziano a parlare tra loro, a raccontarsi da dove arriva quel pezzo di tessuto. È in quel momento che l’opera prende davvero forma».

Per due giorni la piazza Don Luigi del Giudice è diventata così uno spazio di partecipazione spontanea: famiglie, bambini, anziani e curiosi si sono alternati davanti al telaio contribuendo alla nascita di un lavoro dal risultato volutamente aperto e imprevedibile.

Ma per chi ha ideato il progetto il vero significato dell’opera non si esaurisce con la sua installazione. «Sarà importante osservare nel tempo come la comunità si rapporterà a questa opera», spiega ancora Corrias. «Ci interessa capire come verrà trattata, come cambierà con il passare dei mesi e degli anni e quale relazione si creerà tra le persone e questo oggetto nello spazio pubblico».

Per questo “Estia” è pensata anche come un processo in evoluzione. «È un’opera che va valutata nel tempo. In un certo senso è anche un esperimento, non solo artistico ma sociale: vedere come le persone si prendono cura di qualcosa che hanno contribuito a creare e come il tempo stesso interviene a trasformarla».

Restano i nodi, i colori e i tessuti intrecciati, ma soprattutto resta una domanda aperta sul rapporto tra arte e comunità. Sarà proprio il tempo, e il modo in cui la piazza continuerà a vivere attorno a questa installazione, a raccontare il prossimo capitolo di “Estia. Nodi di comunità”.


L’opera a Bari Sardo durante la realizzazione

 

 

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È stata inaugurata ieri al MAN Museo d’Arte della Provincia di Nuoro una nuova mostra dedicata al rapporto tra Giuseppe Pellizza da Volpedo e Antonio Ballero. L’esposizione racconta l’eredità del maestro del divisionismo e il dialogo artistico con il pittore sardo, offrendo uno sguardo sulla pittura italiana tra Ottocento e Novecento.

L’eredità artistica di Pellizza da Volpedo torna così al centro dell’attenzione con questa esposizione ospitata nel museo nuorese. Il percorso mette in dialogo l’opera del celebre pittore divisionista con quella di Antonio Ballero, esplorando affinità, influenze e differenze tra due protagonisti della pittura tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Attraverso opere, documenti e materiali storici la mostra restituisce al pubblico il valore culturale dell’opera di Pellizza da Volpedo e il suo impatto sulla pittura italiana. Allo stesso tempo viene raccontato il ruolo di Ballero nel portare in Sardegna nuove ricerche artistiche legate alla luce e al colore.

Il progetto, curato da Chiara Gatti da un’idea di Rita Moro, ricostruisce anche il rapporto umano e artistico tra i due pittori attraverso lettere e confronti tra le loro opere. Proprio questo dialogo contribuì ad avvicinare Ballero alle tecniche del divisionismo, basate sulla separazione dei colori per ottenere effetti di luce più intensi.

La mostra racconta anche il percorso artistico di Ballero e il suo contributo al rinnovamento della pittura in Sardegna. Nelle sue opere compaiono spesso paesaggi e scene di vita quotidiana legate al mondo rurale dell’isola.

Il progetto culturale del MAN si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione della storia artistica europea e del ruolo degli artisti sardi nella scena nazionale.

La mostra sarà visitabile fino al 14 giugno 2026 negli spazi del museo in via Sebastiano Satta a Nuoro.

PH Luca Casari

PH Luca Casari

PH Luca Casari

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Un nuovo archivio audiovisivo dedicato a Maria Lai prende forma grazie all’iniziativa personale di Giuseppe Cabizzosu. All’interno della Biblioteca “G. Cabizzosu” nasce infatti una sezione interamente dedicata a video e registrazioni audio sull’artista originaria di Ulassai, una delle figure più poetiche e originali dell’arte contemporanea italiana.

Il progetto nasce con l’obiettivo di raccogliere e organizzare materiali audiovisivi pubblicati nel corso degli anni sul web, spesso dispersi tra diverse piattaforme e non sempre facili da ritrovare. Negli ultimi mesi Cabizzosu ha svolto personalmente un accurato lavoro di ricerca, selezione e catalogazione che ha portato alla raccolta, per il momento, di 240 tra video e audio realizzati e pubblicati negli ultimi vent’anni e oltre.

Si tratta di un patrimonio variegato che comprende interviste, documentari, conferenze, testimonianze, servizi televisivi, incontri pubblici, mostre e approfondimenti dedicati all’opera e al pensiero dell’artista.

L’archivio nasce come uno strumento di studio, memoria e divulgazione pensato per studiosi, appassionati, studenti e curiosi che desiderano approfondire la figura di Maria Lai attraverso materiali audiovisivi spesso difficili da reperire in modo ordinato.

Riunire questi contenuti in un unico spazio consente infatti di preservare una parte importante della documentazione dedicata all’artista e di facilitarne la consultazione. La raccolta è destinata a crescere nel tempo: Cabizzosu invita chiunque possieda o conosca video o registrazioni audio non ancora presenti nell’archivio a segnalarli, così da poterli integrare e arricchire ulteriormente questo progetto di memoria culturale.

La nuova sezione è consultabile online nella Biblioteca “G. Cabizzosu”, uno spazio digitale che continua a svilupparsi grazie alla passione e al lavoro personale di Giuseppe Cabizzosu per la valorizzzazione della cultura e dell’eredità artistica di Maria Lai.

 

La biblioteca di Cabizzosu

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Dopo cinque anni di pausa, Mamoiada riattiva uno dei suoi appuntamenti simbolo: il conferimento dell’onorificenza “Mamuthone e Issohadore ad honorem”. La cerimonia si terrà domenica 8 marzo alle 18.30 nella sala convegni del Museo delle Maschere Mediterranee, dove il Consiglio comunale consegnerà il premio al tenore Francesco Demuro, originario di Porto Torres.

L’evento, inizialmente fissato per il 26 agosto scorso, era stato rinviato per impegni professionali dell’artista, oggi protagonista nei principali teatri lirici internazionali. La nuova data segna il ritorno ufficiale del riconoscimento, sospeso negli ultimi anni anche a causa della pandemia.

“Ripristiniamo un premio che per Mamoiada rappresenta un momento di riflessione sull’identità e sul ruolo delle nostre eccellenze”, ha dichiarato il sindaco Luciano Barone. “Demuro unisce radici e modernità, dimostrando come l’identità sarda possa dialogare con i grandi palcoscenici del mondo”.

Il “Mamuthone e Issohadore ad honorem” è stato assegnato nel tempo a figure di primo piano della cultura, della politica e dello sport, tra cui Giovanni Lilliu, Francesco Cossiga, Paolo Fresu, Gianfranco Zola e Caterina Murino. L’ultimo conferimento risale al 2019, quando il premio fu attribuito a Stefano Sardara, patron della Dinamo Sassari.

A sottolineare il valore simbolico della scelta è l’assessore alla Cultura Pino Ladu: “Ripartiamo da un artista che, grazie a studio e dedizione, ha raggiunto traguardi internazionali senza mai perdere il legame con la propria terra, diventando ambasciatore della Sardegna nel mondo”.

La carriera di Demuro affonda le radici nel canto tradizionale sardo, esperienza che lo ha formato prima dell’approdo alla lirica. Dopo gli studi e il debutto nel 2007 a Parma con Luisa Miller, il tenore si è affermato nei ruoli verdiani e pucciniani, calcando i palcoscenici più prestigiosi.

Con questo ritorno, Mamoiada riafferma la volontà di valorizzare le personalità che contribuiscono a diffondere l’identità e la cultura dell’isola ben oltre i suoi confini.

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In questi giorni il patrimonio archeologico di Villagrande Strisaili è protagonista a TourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale, in corso a Firenze fino al 1° marzo, uno degli appuntamenti più prestigiosi in Italia dedicati all’archeologia e al turismo culturale. Un contesto di altissimo profilo, frequentato da istituzioni, studiosi e operatori del settore, dove l’Ogliastra sta presentando al pubblico le sue eccellenze più rappresentative.

Sotto i riflettori ci sono i siti di S’Arcu ‘e is Forros e Sa Carcaredda, straordinarie testimonianze della Civiltà Nuragica, ospitate negli spazi dell’Assessorato al Turismo della Regione Sardegna. Una vetrina strategica che rafforza il posizionamento di Villagrande nel panorama nazionale e internazionale del turismo culturale.

Tra i momenti centrali della manifestazione, il workshop B2B con tour operator italiani e stranieri rappresenta un’occasione concreta per costruire relazioni e nuove opportunità. A raccontare il territorio è Archeonova, società in house del Comune di Villagrande Strisaili, impegnata nella gestione e valorizzazione dei siti. L’offerta è ampia e strutturata: visite guidate tematiche, attività didattiche per scuole e famiglie, trekking e itinerari naturalistici con guide qualificate, eventi culturali tra le architetture millenarie e servizi personalizzati per gruppi organizzati.

Il valore aggiunto è rappresentato proprio dal team di Archeonova. Le guide e gli esperti si distinguono per professionalità e passione, qualità che trasformano ogni visita in un’esperienza autentica e coinvolgente. Non solo competenza storica, ma capacità di relazione, attenzione al pubblico e talento nel rendere accessibili contenuti complessi. Anche a Firenze, in queste ore, lo staff è a disposizione dei visitatori e riesce a incantare chi si avvicina allo stand, trasmettendo entusiasmo e conoscenze.

I siti di Villagrande Strisaili meritano questo e altri palcoscenici. Per la loro importanza storica, per il fascino del paesaggio che li circonda e per la forza del progetto di valorizzazione che li sostiene. Da Firenze arriva un segnale chiaro: l’archeologia dell’Ogliastra è pronta a dialogare con il mondo, forte delle sue radici e proiettata verso nuove prospettive di crescita.

Archeonova al TourismA, Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale

 

TourismA, Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale

 

Archeonova al TourismA, Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale

 

TourismA, Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale

 

 

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Il Museo delle Maschere Mediterranee chiude il 2025 con oltre 23 mila visitatori, segnando una ripartenza significativa dopo la chiusura del 2024 per i lavori di riqualificazione.

Un risultato che conferma Mamoiada come centro di forte richiamo turistico e culturale per il Nuorese e per l’intera Sardegna, con un boom di presenze soprattutto nel periodo del Carnevale. Il progetto di rinnovamento, realizzato grazie a fondi regionali, a un bando del Ministero della Cultura e a risorse comunali, ha trasformato il museo in un polo culturale europeo: spazi espositivi raddoppiati, nuove aree per didattica e convegni, apparato multimediale aggiornato con audiovideoguide multilingue, video storici e un’esperienza immersiva in realtà virtuale.

La collezione si è ampliata con costumi provenienti da Belgio e Grecia e con nuove rappresentanze del Sud Italia, tra cui le maschere tricaricesi della Basilicata, rafforzando la dimensione mediterranea del percorso.

“Il museo non è un corpo estraneo alla comunità, ma parte integrante del paese”, ha sottolineato la direttrice Elena Giangiulio, evidenziando le collaborazioni con mascherai, aziende agricole e vitivinicole, produttori locali e associazioni culturali. Nel 2025 il concessionario Promakos ha sostenuto l’amministrazione nell’ottenimento di nuovi finanziamenti su misure PNRR e sul bando pluriennale della Fondazione Sardegna per 175 mila euro, con ulteriori candidature per 45 mila euro.

Per il 2026 sono previsti nuovi interventi di riqualificazione urbana attorno al museo e la riapertura, con allestimento rinnovato, del Museo della Cultura e del Lavoro e del Museo dell’Archeologia del Territorio, con l’obiettivo di rafforzare un circuito museale unico in Sardegna. L’assessore al Turismo Pino Ladu ha ribadito il ruolo strategico del sistema museale, anche grazie agli ambasciatori della tradizione locale, i Mamuthones e gli Issohadores, simboli di una cultura che continua a dialogare con il Mediterraneo. Il Museo delle Maschere Mediterranee si conferma così non solo una realtà consolidata, ma un investimento concreto sul futuro culturale ed economico di Mamoiada.

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Dall’incontro tra passato e presente nascono le opere di Arcart, nome scelto dal duo artistico formato da Andrea e Carla Rubiu, fratello e sorella che hanno messo insieme le rispettive competenze e sensibilità per creare immagini evocative e oniriche.

Entrambi nativi di Lanusei, vivono tra l’Ogliastra e Cagliari. Carla, che lavora come responsabile di gestione all’Exma, da anni assembla materiali poveri, come pietre, conchiglie e materiali di scarto, per creare figure femminili dall’aspetto vezzosamente retrò. Andrea, ex insegnante, attraverso fotografia, stampa 3D e incisioni laser, fornisce l’ambientazione a queste donne sognate: camere ammobiliate con finestra sui panorami più diversi, scorci di paese o di campagna, chiese o stabilimenti abbandonati di archeologia industriale. Ammirare queste opere è come passeggiare fuori dal tempo, in luoghi della memoria, trasfigurati come in sogno da colori tenui, sbiaditi.

In questo momento, Arcart sta esponendo alcune delle sue opere più suggestive nell’area ristoro del Teatro Lirico di Cagliari. Nella stessa città, nei mesi scorsi ha tenuto una mostra all’hotel Italia, curata da Caterina Ghisu con la direzione artistica di Simone Mereu Canepa, che ha riscosso un grande consenso di pubblico e di critica.

Andrea Rubiu ha cominciato a produrre queste opere qualche anno fa, unendo la passione per la tecnologia a quella per i luoghi ricchi di storia, come le vecchie miniere, le chiese romaniche o i nobili palazzi che abbelliscono le città ma anche centri più piccoli, creando luoghi di fantasia attraverso la trasposizione di immagini reali; Carla Rubiu realizzava già da tempo figure femminili composte utilizzando materiali naturali, come legno o conchiglie, e di scarto. L’idea di unire le due forme espressive è stato il tocco in più che si è rivelato decisivo: le donne sognate di Carla donano una presenza umana agli ambienti immaginati da Andrea, rendendoli vivi.

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Ieri sera il Teatro Tonio Dei di Lanusei ha ospitato una presenza d’eccezione: l’attrice Maria Grazia Cucinotta, protagonista dello spettacolo La moglie fantasma. Al suo fianco sul palco c’era Pino Quartullo, sotto la regia di Marco Rampoldi.

Il pubblico ha accolto con entusiasmo la performance, applaudendo la brillantezza e la simpatia dei protagonisti.

Soddisfatto anche il gestore del teatro, Alessandro Mulas, che ha posato per una foto ricordo con Cucinotta al termine dello spettacolo.

 

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