Fantastica serata quella che ha animato la fine dell’anno scolastico del corso per adulti di Tertenia. Mercoledì 7 giugno, la sala consiliare è stata teatro di un coinvolgente progetto di “reading” intitolato: “Tertenia tra terra e mare…mezzo secolo fa”.

I protagonisti sono stati infatti i corsisti del CPIA con i quali, i docenti del CPIA 3, hanno condiviso la fatica e l’orgoglio di quest’iniziativa che, si spera, contribuirà a dare una piccola spinta a questo meraviglioso territorio, non ancora abbastanza conosciuto, ma dove si respira nell’aria un profumo di cambiamento.

Al di là delle aspettative, la sala consiliare, messa a disposizione dell’amministrazione, era gremita di un pubblico interessato e partecipativo. Molto emozionati, ma con impegno e determinazione, i corsisti hanno letto testi e racconti scaturiti da un lavoro di ricerca, grazie alle testimonianze dei rispettivi parenti, che si sono offerti di raccontare.

L’obiettivo è stato quello di creare un ponte tra la scuola e il territorio, in sinergia con le Istituzioni.

È proprio per questo motivo che i docenti hanno pensato di proporre un’analisi di questa evoluzione attraverso testimonianze e lo studio di fonti storiche, da cui sono scaturite queste produzioni testuali, tutte corredate con foto d’epoca. Il desiderio dei docenti è quello di realizzare un testo, da pubblicare e rendere fruibile a tutti.

Inizialmente non sono mancate le difficoltà dovute agli impegni lavorativi e familiari, ma, una volta impostato il lavoro e scelto l’argomento da sviluppare, tutti i partecipanti sono andati spediti, dimostrando entusiasmo e voglia di rimettersi in gioco.

Portavoce dell’iniziativa la docente di Lettere, prima promotrice del progetto, Franca Loddo, che ha presentato i lavori.

Apripista di questo evento è stata Ornella Piazza che, con le sue straordinarie competenze legate alla sua passione per “la terra”,  ha presentato il testo “Agricoltura (a Tertenia) ieri e oggi”, arricchendolo con il racconto ereditato dai suoi avi.

A seguire, Paola Pilia e Tullio Puddu che hanno letto due testi molto toccanti sulla pastorizia nei ricordi dei loro genitori.

Katia Marongiu e Gloria Podda invece hanno presentato il risultato di uno studio sui mezzi di trasporto e le modalità con cui si andava al mare mezzo secolo fa, ma anche una descrizione delle spiagge, la Torre e le miniere.

Molto interessante anche il lavoro di ricerca delle sorelle Mulas, Sofia e Maria Paola che, attraverso alcune testimonianze di prima mano, hanno ricostruito una giornata al mare negli anni ’50 e hanno descritto al pubblico presente  le consuetudini, l’abbigliamento, i giochi e come si realizzava “la baracca” in spiaggia.

Prima di chiudere questa meravigliosa serata, la Professoressa Loddo ha colto l’occasione per evidenziare l’aspetto che maggiormente caratterizza il nostro CPIA e di cui si sente personalmente orgogliosa: l’integrazione culturale per la presenza di corsisti di diversa provenienza e culture e l’arricchimento che ne deriva.

Infatti, al termine del reading, Irina Grumeza, di origini rumena e Luca Treccani che viene dalla più vicina Brescia, i quali, pur non essendo “terteniesi”, si sono perfettamente inseriti in classe, hanno voluto dare il loro contributo per la buona riuscita del progetto. Entrambi hanno parlato della loro personale esperienza di “emigranti”, in particolare Irina ci ha parlato di come si è sentita accolta nella cittadina, a dimostrazione di quanto Tertenia sia aperta culturalmente e ospitale.

A conclusione della serata, il coordinatore Mario Lombardo ha presentato l’offerta formativa dell’istituto con il motto “non è mai troppo tardi” soffermandosi sulla metodologia inclusiva e sui percorsi didattici personalizzati della nostra scuola.  Infatti il CPIA per sua istituzione offre percorsi di alfabetizzazione di lingua italiana per stranieri, percorsi per ottenere la licenza media in un anno, ossia il 1° periodo e il 2° periodo per il biennio delle scuole superiori, nonché corsi brevi gratuiti di inglese e informatica.

Infine, gradito l’intervento del Sindaco Giulio Murgia. Affermano i docenti coinvolti: “Un ringraziamento particolare al giovane assessore Angelo Murgia per la sua preziosa collaborazione. Grazie infinite anche alla nostra splendida classe, all’amministrazione di Tertenia e al caloroso pubblico”.

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

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Sono Vincenzo Cosenza (per la sezione Pittura) ed ex aequo Roberta Congiu e Luca Tedde (per la sezione Grafica) i vincitori dell’edizione 2023 del Premio Marchionni, il premio internazionale d’arte ideato per ricordare la figura dell’artista urbinate Dino Marchionni, che negli anni Cinquanta lasciò la sua città per trasferirsi a Villacidro, dove rimase sino alla morte.

La premiazione si è svolta ieri sera negli affollati spazi del museo MAGMMA di Villacidro: la giuria presieduta da Vitaliano Angelini nelle scorse settimane ha passato al vaglio più di 430 opere arrivate da tutto il mondo per arrivare alla rosa di venti finalisti (dieci per ciascuna sezione) tra cui sono stati scelti i vincitori.

Vincenzo Cosenza si è aggiudicato il primo posto con un’opera intitolata “Non ti voltare”, dal ciclo “Vie di fuga”. Roberta Congiu ha invece presentato un lavoro intitolato “Can you see the beauty inside of me”, mentre Luca Tedde ha portato l’opera “Utaltum spiritus”. A loro è andato il premio di 1.500 euro e la possibilità di esporre una personale nell’Archivio Lazzaro di Milano, prestigiosa istituzione artistica che offrirà anche una collaborazione.

Durante la serata sono stati assegnati anche la menzione speciale del museo Ca’ La Ghironda di Bologna, andata a Stefano Invernizzi, e la menzione speciale del Premio Marchionni, andata a Michele Cara.

Le opere arrivate in finale sono ora esposte al Magmma dove saranno visitabili sino al 31 agosto, dietro appuntamento al numero +39 3430 347 3320. Gli artisti che espongono la loro opera sono, per la sezione Pittura: Giampiero Abate, Vincenzo Cosenza, Stefano Santi, Silvia Ottobrini, Pierpaolo Mancinelli, Paride Di Stefano, Liliana Cecchin, Grazia Barbieri, Gabriele Rofi, Cesare Pinotti.

Per la sezione Grafica si tratta invece di: Eleonora Del Giudice, Claudio Sapienza, Andrea Benati, Luca Tedde, Laura Muolo, Manuela Dore, Patrizia Masserini, Michele Cara, Roberta Congiu, Vincenzo Cosenza.

In autunno i lavori arrivati in finale saranno esposti invece in una collettiva che verrà ospitata nel Museo Ca’ La Ghironda.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

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La “Casa Forte degli Alagon” è situata nel cuore del paese e rappresenta una combinazione di architettura militare e civile in Sardegna, conosciuta come “Castello Siviller”. Nel 1415, il castello fu eretto su autorizzazione dell’arcivescovo di Cagliari,  in sostituzione di una chiesa parrocchiale, che fu distrutta dalle incursioni dei ribelli arborensi. Il castello fu costruito proprio per proteggere il paese dalle incursioni.

La struttura a forma di “U” con merlature guelfe era tipica della costruzione medievale, ma è stata modificata nel corso dei secoli per conferirgli l’aspetto di una residenza emergente nel contesto del centro abitato.  Il castello Siviller simboleggia la rinascita della comunità di Villasor.

Sopra il portale di accesso principale della fortezza si erge uno stemma circolare con la corona marchionale. Nella parte sinistra si notano sei palle, simbolo della famiglia Da Silva sovrapposte all’immagine dell’albero sradicato, emblema del Giudicato Arborense. Nella parte destra, invece, campeggia lo stemma del Regno di Aragona e una torre alata che rappresenta la famiglia Alagon.

Nell’arco del tempo, il castello ha svolto diversi ruoli, tra cui quello di caserma, prigione e sede scolastica, finendo poi per essere abbandonato e usato come rimessa agricola.

Solo nel 1991 il castello è stato accorpato al patrimonio comunale e oggetto di molteplici restauri. Adesso, la biblioteca comunale è collocata al piano terra dello stabile, accogliendo spesso mostre ed eventi culturali. Una saletta attigua ospita il Consiglio Comunale.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

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Le Domus de Janas, opera millenaria dell’uomo, sono perfettamente integrate nel paesaggio naturale e regalano scenari unici e suggestivi.

Strutture sepolcrali scavate nella roccia, le prime risalirebbero al Neolitico recente per poi diffondersi in tutta l’Isola nel Neolitico finale.

In Ogliastra sono varie le testimonianze di queste strutture ipogeiche.

Nel territorio di Tortolì troviamo due complessi di Domus de Janas tra le più importanti della zona: quelli di Monte Terli e Monte Attu.

Vi proponiamo alcuni scatti delle antiche tombe poste quasi all’apice di Monte Attu.

 Guarda la gallery


 Domus 14  


 

 

 

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La vicenda della giovane Giulia Tramontana, uccisa dal compagno mentre era incinta di sette mesi, ha sconvolto l’intero paese. In tanti si sono prodigati, anche tra gli artisti, per preservare il ricordo della 29enne e per lanciare messaggi forti contro la violenza sulle donne.

Tra loro, l’artista nuorese Nicola Urru, famoso per le sue meravigliose sculture realizzate con la sabbia.

Nicola, sulla spiaggia di Platamona, ha infatti realizzato una scultura di sabbia che ritrae Giulia, con il suo pancione, commentando così su Facebook: “#LoSapevamoTutte. Una violenza così precisamente riconoscibile e così odiosamente ricorrente che si innesta in mente e corpi di tutte le donne, e le abita”.

Grazie Nicola.

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Giancarla Marongiu, insegnante cagliaritana ma tortoliese d’adozione da ormai più di 40 anni, appassionata di teatro e opera lirica, ha dato alle stampe un libro con Edizioni Parteolla, “Armonia come acqua”. Oggi con lei parleremo di questa fatica letteraria e del suo amore per la cultura e la divulgazione.

 

Quando e come è nata la sua passione per la scrittura?

Non posso dire con precisione a quando risalga il mio amore, la mia predisposizione nei confronti della lettura e della scrittura, penso sia nata con me e non posso immaginare la vita senza. Ho sempre prediletto la comunicazione scritta perché permette di considerare, valutare e scegliere le parole più adatte per esprimere il concetto che desidero comunicare. La scrittura offre anche l’opportunità di entrare in contatto con se stessi, le proprie emozioni e sentimenti e di conseguenza con il mondo circostante. Vedo la scrittura come ricerca dell’armonia sempre più profonda, accurata, sensibile e consapevole.

 

Come è sorta l’idea del libro e quale messaggio vuole veicolare? 

La decisione di pubblicare è stata una scelta dettata dall’amore nei confronti dei miei cari, delle donne e di chi ogni giorno subisce violenza. Ho voluto anche mettere in risalto il concetto che nella violenza non esistono ne vincitori ne vinti, solo perdenti. Armonia come acqua ha preso corpo durante l’ondata del primo Covid, dove essendomi ammalata in maniera seria e avendo avuto a disposizione dei mesi lontano dal lavoro, ho avuto il desiderio e trovato il coraggio di rispolverare il racconto che tenevo chiuso in un cassetto. L’idea di lasciare qualcosa che potesse appartenere al cuore e all’anima e che divenisse un messaggio di speranza reattiva e quindi un piccolo contributo di consapevolezza hanno saputo annaffiare la volontà di portare avanti il progetto.

 

“Armonia come acqua”. Di cosa parla il suo romanzo?  

Il romanzo si svolge in un arco temporale che va dagli anni trenta del secolo scorso sino ai giorni nostri e racconta le esperienze, a volte dolorose, di tre generazioni di donne. L’anziana Maria racconta ad Elisabetta, sua nipote, e alla sua amica Eugenia, del suo bagaglio di esperienze anche dolorose e lo fa con circospezione, cura ed attenzione cercando di non turbare la sensibilità di chi la ascolta. Le giovani donne si trovano a dover affrontare un personale percorso di dolore e di abuso.

 

Come riusciranno queste donne a trovare salvezza?

Attraverso la condivisione e il reciproco sostegno, fatto anche solo di gesti e silenzi, sapranno esserci le une per le altre trovando una risoluzione che sia di rispetto reciproco.

 

Quanto, secondo lei che è insegnante, è importante che i giovani vengano coinvolti in attività legate alla lettura e alla scrittura?

Ritengo sia fondamentale fornire sin dalla prima infanzia la possibilità di usufruire di momenti costanti e frequenti di narrazione di favole, racconti e leggende e al contempo la creazione/invenzione individuale, o in piccoli gruppi, di racconti da parte di bambini dove la fantasia possa svilupparsi e allo stesso tempo favorire l’esorcizzazione di paure e preoccupazioni. Indispensabile è l’utilizzo di libri adatti all’infanzia, come i silent book , in modo da favorire lo sviluppo dell’intelligenza divergente e creativa.

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

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Vasto e complesso fu il processo di trasformazione che, iniziato nel XVI secolo e terminato nel XX, portò al complesso vestimentario maschile – per varie ragioni poi abbandonato a favore di abiti anche arrivati dal continente –, oggi riconosciuto come “Costume Popolare della Sardegna”.

FIGURA 1: Villano d’Ogliastra

A parlarcene è Gabriele Lai, Presidente dell’Associazione Nostra Signora di Monserrato di Bari Sardo.

FIGURA 2: Costume di Tertenia di Giorgio Ansaldi detto il Dalsani

«Anche in Ogliastra l’abito tradizionale maschile, diverso e articolato nel suo genere, suscitò l’interesse e la curiosità di visitatori anche extra-insulari, perché attratti dalla sua autentica arcaicità» spiega Lai. «La testimonianza iconografica delle tavole del Cominotti e Luzzietti risalenti al primo ventennio del 1800 descrivono in maniera meticolosa il vestiario del “Villano d’Ogliastra” un uomo dal volto barbuto, con il berretto piegato sul davanti e treccia riportata da sinistra.»

Intorno alla metà dell’Ottocento, spiega Lai, l’acquarellista Giovanni Gessa ritrasse in maniera molto precisa l’uomo in abito tradizionale di Bari Sardo e Villagrande Strisaili.

FIGURA 3: Costume di Villagrande Strisaili, acquarello di Giovanni Gessa

«Più tardi, intorno al 1870, Giorgio Ansaldi detto Il Dalsani ritrae un uomo di Tertenia con il suo caratteristico corpetto di colore azzurro. Purtroppo l’abito maschile, a differenza di quello femminile ancora in uso, andò totalmente in disuso durante il secolo scorso. La semplicità dei materiali impiegati per la sua realizzazione e la manifesta austerità del taglio fanno risalire l’appartenenza di questo vestiario a un ceto sociale medio. Il nero, il rosso scarlatto e il bianco sono i colori predominanti mentre il panno e l’orbace sono i materiali utilizzati per la realizzazione. Il gonnellino, denominato anche “Ragas”, viene realizzato in orbace o in panno nero plissettato nella parte alta, e i suoi lembi inferiori sono uniti da una striscia dello stesso tessuto. La camicia e i calzoni bianchi, “Carzonis”, venivano realizzati in tela di cotone bianco oppure di lino. Le ghette venivano fatte in orbace e orlate inferiormente da un bordino di velluto nero e legate alla gamba con una stringa di cotone. La “Berritta” di colore nero veniva realizzata in filato di lana lavorato a maglia tubolare chiuso all’estremità superiore, infeltrita con bagni in acqua calda e infine cardata all’esterno. Non presentando cuciture è particolarmente confortevole ed adattabile alla testa che la indossa.»

A completare l’abito, a seconda dell’occasione, c’erano cappotti corti, giacconi e giacche.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

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“The Old and New Era Today” (la vecchia e la nuova era oggi): questo è il titolo dell’opera muraria creata dagli studenti della V A del Liceo Artistico di Lanusei in un Progetto CLIL, coordinato e diretto dalla Prof.ssa Maria Antonietta Fiera, docente di Lingua e Cultura Inglese, concluso qualche giorno fa, ispirato alla storia e alla letteratura inglese e realizzato durante le ore curriculari di inglese.

Da cosa si è partiti per creare un murale che offre diversi spunti di riflessione? Innanzitutto dallo studio di diversi scrittori di fine ottocento, inizio e metà Novecento, come Joseph Conrad, James Joyce, Virginia Woolf, Thomas Stearns Eliot. Il filo conduttore della narrazione muraria è “Heart of Darkness” (Cuore di Tenebra) di Conrad, romanzo breve, il cui tema principale è il Colonialismo. Gli Europei in quegli anni (fine 800) andavano i Africa principalmente per motivi economici, ma mascheravano queste missioni di sfruttamento sotto il falso pretesto della civilizzazione.

L’azione prende avvio a Londra, su un battello sul Tamigi in attesa di salpare. A bordo ci sono cinque uomini: tra di loro vi è il narratore, di cui sappiamo pochissimo, e un uomo di nome Marlow, che esprime giudizi molto duri sulle atrocità del colonialismo di cui ha preso coscienza durante un suo viaggio in Africa, sul fiume Congo. Il racconto in prima persona di Marlow, nella forma di una storia nella storia, costituisce il resto del romanzo interpretato non solo come un atto di accusa al razzismo, colonialismo e imperialismo europeo, ma anche come un percorso di introspezione psicologica nell’animo umano, alla ricerca delle radici del male. Nel romanzo il male è soprattutto incarnato dal misterioso Kurtz, l’agente dei mercanti di avorio, che ha reso brutalmente schiavi gli indigeni, ma da cui è paradossalmente idolatrato.

Marlow è ossessionato da lui, dalle sue potenzialità, ma anche affascinato inconsciamente dalla sua ferocia. Il viaggio avventuroso e oscuro in Africa, per mare ma soprattutto per fiume, diventa metafora di una discesa negli abissi insondabili dell’animo umano che inducono Conrad a tracciare un parallelismo tra Londra e l’Africa, ove il Tamigi e il Congo sono strettamente legati l’uno all’altro sfociando nell’immensa oscurità dell’Oceano, dove il viaggio prosegue inesorabilmente.

È proprio in questo scenario – spiega la professoressa – che il murale va oltre l’immaginario del romanzo in questione, mostrando sulla riva del mare due uomini vuoti, così come li definisce Eliot nella sua poesia “The Hollow Men”, implacabili, freddi, calcolatori e dalla testa di paglia, su cui si infrangono le onde come fossero scogli; si danno le spalle, non comunicano, ma hanno lo stesso obiettivo: la conquista di nuovi territori, la scoperta di luoghi nuovi.

Chi sono? Possono essere il politico da un lato e il colonizzatore dall’altro oppure possono rappresentare il tema del doppio (Marlow è consapevole che nel suo inconscio può arrivare agli stessi livelli di pazzia e di crudeltà di Kurtz, sa che il confine tra razionalità e irrazionalità è labile in lui); possono simboleggiare l’attuale conflitto russo- ucraino, la divisione tra due paesi dilaniati da guerre incessanti. Se così fosse, quale sarebbe la differenza tra la vecchia e la nuova era oggi?

Eppure dalla stoltezza di questi uomini vuoti e senza identità, che non riescono nemmeno a stare in piedi da soli, ma la cui discesa agli inferi procede molto velocemente, s’innalza la speranza, nutrita dagli studenti della VA, di una possibile rinascita rappresentata dalla fenice, in alto al centro del murale, un uccello leggendario che affonda le sue radici nell’antichità, un mito che la vede rinascere dalle fiamme purificatrici e dalle proprie ceneri. Il fuoco, insieme agli altri elementi, aria, acqua, terra è un elemento determinante nel murale, non solo perché rappresenta la rinascita, ma anche perché in tutti questi cinque anni ha suscitato molta curiosità negli studenti per motivi legati ad alcuni argomenti della storia inglese: il grande incendio di Londra del 1666, il primo Globe Theatre distrutto da un incendio provocato nel 1613, a causa di un cannone utilizzato come oggetto di scena, il Palazzo di Cristallo distrutto da un altro incendio nel 1936, per non parlare delle Case del Parlamento, dipinte a sinistra dell’osservatore, distrutte ancora una volta da un incendio nel 1834.

Pare, però, che dalle ceneri Londra sia sempre risorta più bella e affascinante, così come appare nell’opera. Cosicché, in questo murale, l’elemento fuoco sembra coronare la fine di un ciclo di studi elettrizzante e determinare, si spera, l’inizio di un altro ancora più entusiasmante.

Il Big Ben segna le 11.00 (ora locale di Londra), ora che segna il cambiamento di un’epoca per l’inizio della cerimonia, il giorno 6 maggio 2023, dell’incoronazione di Carlo III nell’Abbazia di Westminster. Ma non solo questo. Gli studenti hanno volutamente fare un riferimento anche ai rintocchi del Big Ben in “Mrs Dalloway” di Virginia Woolf, dove il tempo, come lo spazio, diventano soggettivi, i piani temporali sono tutt’altro che lineari (come ci ha insegnato il Novecento), l’istante si dilata in flussi di coscienza rappresentati nel murale dai due fiumi lateralmente e dal mare al centro. Anche altri personaggi del Novecento, come quelli di James Joyce e degli stessi Conrad ed Eliot, sono accomunati dai cosiddetti “temporal shifts” o salti temporali nel passato, nel presente e nel futuro relativi a spazi dai confini labili e in continua trasformazione.

Tutto questo e chissà quanto altro ancora hanno voluto rappresentare gli studenti di V A di quest’anno; hanno voluto lasciare il segno ad ogni costo prima di lasciare la scuola, e ci sono riusciti perfettamente. Bravi!

“Un ringraziamento speciale va a questi ragazzi – sottolinea la professoressa Fiera con una certa commozione – che sono riusciti a conciliare studio e creatività con naturalezza e maestria, non perdendo mai di vista l’obiettivo di dare colore, forma e significato ad una parete inizialmente bianca e vuota. Naturalmente ringrazio il Dirigente Scolastico dell’Istituto Leonardo da Vinci di Lanusei, Dr. Andrea Giovanni Marcello – continua la professoressa – il Professor Rosario Antonio Agostaro, fiduciario del Liceo Artistico, il Consiglio di classe della V A, per aver accolto da subito l’idea di realizzare un’altra opera muraria all’interno del Liceo Artistico, e le collaboratrici scolastiche per averci fornito ogni sorta di supporto durante le fasi di creazione dell’opera”.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

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C’è tanta Sardegna nel film La Sirenetta.

Per le ambientazioni del film sono state scelte alcune tra le zone più belle della nostra Isola. Nella costa nord Sardegna, tra il parco nazionale dell’Asinara e il Golfo Aranci, fino all’area marina protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo. A Tempio il film è stato presentato alle Istituzioni locali, alla presenza delle maestranze che hanno lavorato alla realizzazione della mega produzione. Grazie alla Film Commission è stato dato lavoro a più di 700 lavoratori.

Presente anche l’assessora alla Cultura Andrea Biancareddu e la CEO della Fondazione Sardegna Film Commission, Nevina Satta.

 “ Ancora una volta la Sardegna alla ribalta mondiale grazie al cinema. Un cinema che dà lavoro, un cinema che dà visibilità, un cinema che esalta le nostre bellezze naturali. Un film di Walt Disney è qualcosa di stupendo, di formidabile per la Regione Sardegna, ha sottolineato Biancareddu. Io come assessore alla Cultura posso essere solo fiero di questo, perché abbiamo avuto altri successi come Il Muto dei Gallura e L’isola di Pietro e questo riafferma il contributo che il nostro braccio, la  Film Commission, offre per la nostra visibilità e per l’ economia del territorio. Questo è qualcosa di irripetibile. Quindi io devo dire di essere un assessore fortunato, perché in questo frangente le bellezze della nostra Sardegna sono sulla ribalta mondiale. Abbiamo dato lavoro ai sardi, abbiamo fatto pubblicità alla nostra formidabile isola, al nostro bellissimo ambiente. Quindi sono commosso e raggiante.”

“Un’esperienza che per noi è motivo di orgoglio – ha detto Nevina Satta –  a conferma che i sardi sono dei grandi professionisti e dei lavoratori che sanno distinguersi e soprattutto che la nostra è un’Isola che non solo accoglie il cinema, ma che è perfetta per le storie. Quando abbiamo cominciato le prime conversazioni con Disney nessuno credeva che l’impossibile sarebbe diventato realtà. Ci sembrava quasi un’ambizione eccessiva credere che proprio un grande studio americano trovasse nella nostra Sardegna  le location perfette per la realizzazione della mega produzione.”

La Disney ha ambientato il film sulla costa nord Sardegna, tra il parco nazionale dell’Asinara e il Golfo Aranci, fino all’area marina protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo e Castelsardo, dove il castello è stato scelto come dimora di uno dei protagonisti. Nel film si può ammirare l’immenso tesoro naturalistico della Sardegna: 3 parchi nazionali, quattro regionali per circa 30 mila ettari, cinque aree marine protette, 128 siti Natura 2000.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

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In occasione della celebrazione del miracolo della Madonna di Noli me Tollere, verificatosi nel lontano 1208 su una spiaggia del litorale, precisamente a Sorso, è stata realizzata una gigantesca scultura della Madonna con il bambino in braccio. L’opera, scolpita interamente a mano dal talentuoso artista Nicola Urru, è stata posta sulla spiaggia del Terzo Pettine di Platamona, rendendo omaggio alla tradizione popolare e alla storia della Sardegna.

La leggenda del miracolo racconta di un muto che fu incaricato dalla Madonna di richiamare il clero e il popolo di Sorso per proteggerli dai predatori che stavano devastando la Sardegna. Nonostante la sua condizione di privo di parola, il muto obbedì alla richiesta della Signora e, giunto in paese, fu miracolosamente dotato della capacità di parlare, dimostrando così la veridicità della sua missione.

La scultura di Nicola Urru si unisce ad altre opere realizzate dall’artista sulla costa di Sorso, tutte molto apprezzate sui social network.

 

Questa nuova opera d’arte è un modo per celebrare la storia e la cultura della Sardegna, facendo risuonare nella mente dei visitatori la leggenda del miracolo della Madonna di Noli me Tollere.

L’articolo Una gigantesca Madonna disegnata sulla sabbia di un litorale sardo proviene da ogliastra.vistanet.it.


Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

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